sabato 24 agosto 2013

[Alis Grave Nil] Recensione su La Biblioteca di Drusie

Ringrazio tantissimo Drusie per la sua bella e profonda recensione di Alis



"Niente è pesante, per chi ha le ali"

Della stessa autrice ho letto prima Onislayer (più recente) rispetto a questo suo primo lavoro e non ho intenzione di fare paragoni tra i due. Ogni libro va letto come una cosa a sè e per tale deve essere giudicata. Mi riservo solo un appunto positivo nel mio giudizio finale.
Siamo nella nostra bella Italia (in un luogo di mare che mi è sembrato non venisse precisato. Ci sono molti riferimenti, ma onestamente non sono andata a cercarli) e facciamo subito la conoscenza di Sara, adolescente incasinata che cerca di vivere la sua vita in maniera più normale possibile. Incasinata perchè da sei mesi è orfana da entrambi i genitori e il rapporto con la sorella maggiore Reb è quanto di più tosto ci possa essere. La ragazza infatti, non le ha mai perdonato la preferenza che i genitori sembravano avere per la sorellina e manipola il suo senso di colpa rimproverandole il fatto che sono morti per accompagnarla a suonare. Inoltre Sara ha dovuto lasciare la sua vecchia scuola e nella nuova fatica un po' ad inserirsi. Solo Laura sembra fare un passo verso di lei.
Ammetto che sono molto sensibile ai rapporti fraterni e tra i problemi che ha la protagonista, quello con la sorella Reb mi ha colpito più di tutti. Rebecca è piuttosto spietata con la sorellina, non è il personaggio classico che si redime, e se da un lato la cosa mi intristiva, dall'altro ho apprezzato la coerenza e la dimostrazione che talvolta il rancore non si supera. Che ci sono persone incapaci di perdonare e di andare avanti.
Anche sul fronte delle amicizie le cose non vanno proprio alla grande. Sara si ritrova subito a bisticciare con Laura e anche Paola, che l'aiuterà un po' nel corso della storia, non è animata da grande affetto ma da altro.
C'è padre Dan e il gruppo del volontariato, ma in questo caso è la protagonista stessa a non farsi troppo coinvolgere da loro. In fondo è proprio lei ad ammettere che lo fa solo perchè le sembra doveroso occuparsi dei più sfortunati quando lei è sopravvissuta al di là di ogni possibile logica.
E arriva Eric.
Per la verità arriva praticamente subito, ma la storia si dipana piuttosto lentamente. Le rivelazioni sono ben dosate e spingono il lettore un po' più avanti della protagonista nella comprensione dei fatti, nonostante sia lei a raccontarci la storia in prima persona.
Quanto alla trama in sè, non è niente di particolarmente originale, ma io l'ho trovata gradevole e abbastanza ben costruita.
Alcuni colpi di scena mi hanno sinceramente stupito (soprattutto uno che riguarda uno dei personaggi non protagonisti) e in alcuni momenti mi sono perfino commossa.
Sul finale mi rimane qualche dubbio, perchè il momento culminante alla fin fine non mi ha coinvolto più di tanto e ho trovato che si svolgesse in maniera un po' troppo breve.
Credo che risenta di una particolarità che influenza anche altre parti del romanzo: l'inesperienza. Per quanto Barbara Schaer mostri una certa predisposizione per la scrittura, in questa prima opera l'ho 'sentita' titubante e un filo legata, quasi avesse paura di osare, di sfruttare a pieno la storia e i propri personaggi, di mostrare di colpo il proprio talento.
Non che il libro ne risulti deturpato, è comunque gradevole, scorrevole e piacevole da leggere; è più che altro una mia impressione e rammarico, perchè ho intravisto delle possibilità e delle alternative di scrittura, senza alterare la storia, che forse mi avrebbero coinvolta di più, ma, ripeto, è uno di quegli aspetti meramente soggettivi.
L'aspetto sentimentale è molto dolce e in certi momenti mi ha perfino commossa. Mi è piaciuto il fatto che Sara sia affascinata da Eric, ma si opponga al colpo di fulmine e, anzi, si impegni anche ad andare avanti nei momenti no. Alcune scelte finali dei protagonisti mi hanno ricordato un altro libro che mi era piaciuto molto, ma in questo caso l'epilogo è stato opposto e, pur avendo apprezzato l'originalità dell'altro, non posso che ammettere di essere felice che stavolta le cose siano andate come volevo che andassero (ok sta frase merita un premio per l'incomprensibilità, lo ammetto, ma passatemela, sto cercando di esprimermi senza fare spoiler).

Personaggi: Sara è la protagonista di turno, ennesima adolescente incasinata che cambia scuola e vita. Nonostante questa descrizione sommaria generica, l'ho trovata ben caratterizzata, soprattutto nei suoi pensieri e nella sua solitudine. E' raramente fisicamente sola, eppure l'autrice è stata bravissima a far emergere l'isolamento della ragazza da tutti gli altri. Distante dalla sorella e dalle sue amiche ricche, allontanata da subito dall'unica nuova conoscenza che si è fatta, usata come pedina ma mai veramente accettata e amata da chi ha intorno. Eccetto padre Dan, prete della vicina chiesa, e Eric.
Anche per il maschietto protagonista devo portare la mano al cappello, perchè nonostante rientri nella schiera degli ultraterreni schizofrenici (anche se non è tra i peggiori), è un ragazzo trasparente, che, nonostante s'impegni a fare l'antipatico, non riesce a celare e a mentire sui suoi sentimenti. O meglio, il poveretto lo fa, ma è così adolescenzialmente (sta parola non esiste, ci scommetto) incoerente che giusto la protagonista può rimanerci fregata. E ad un certo punto non ci crede più neanche lei, distinguendosi da tutte le sue 'amiche' protagoniste che negano imperterrite l'evidenza fino alla morte. Lei non la nega e spera, nonostante abbia fatto l'impossibile per non credere nelle favole.
Gli altri personaggi sono piuttosto marginali, un po' perché il punto di vista soggettivo limita il campo visivo, un po' perché la storia ruota quasi solo attorno ai due ragazzi senza arricchimenti da altri lati. Di Reb ho già parlato e non ho molto altro da aggiungere. Ho adorato padre Dan, anche se i suoi interventi si fanno più consistenti solo nel finale. Mi è piaciuto Noah e la sua storia, mentre ho storto un po' il naso su Gabriel. Gaiman sostiene che quando un angelo marcisce, marcisce più di tutti gli altri, ma l'ho trovato, sia lui che qualcun'altro cui si fa cenno, così distante da ciò che la tradizione tramanda, che ho faticato parecchio a vederci uno degli arcangeli. Inoltre compare un po' troppo poco e sparisce un po' troppo in fretta. Uno di quei cattivi di cui tutti parlano ma che alla fine non si rivelano così temibili come il lettore è portato a credere.

Stile: Come dicevo il romanzo mi ha trasmesso una leggera sensazione di 'legato' (che comunque scompare in lavori successivi, va precisato), ma a parte questo pensiero soggettivo, è oggettivamente ben scritto, curato e corretto. Qua e là ho notato qualche refuso e qualche parola di uso corrente che nei testi scritti non mi entusiasma, ma si tratta di sporadiche rifiniture che non inficiano la lettura e, almeno per me, non abbassano il voto che intendo dare al libro. Le descrizioni sono buone e ben inserite, così come i momenti di svolta. Alcune scene tra i protagonisti si ripetono un po' (quel 'Mi vuoi', 'Non ti voglio', 'Sì', 'No', 'Sì' eccetera), ma si tratta di una cosa tanto sporadica da non annoiare. Anche nei dialoghi manca un po' di sicurezza, ma riescono comunque a coinvolgere. Ho apprezzato anche la gestione delle spiegazioni, che, onestamente, a non tutti riesce. Sono ben inserite e ben dosate, mai troppo lunghe e mai a caso.
Il registro è medio e, con mio sommo piacere, non scade mai nel volgare.

Giudizio finale complessivo: Un libro a suo modo delicato e tenero che mi ha commosso spesso e che forse è meglio leggere in inverno (ma si apprezza benissimo anche d'estate). Una favola dolce, forse un po' Cenerentola moderna, con un angelo come principe azzurro e un'orfanella come principessa da proteggere, anzi, custodire. Mi sono piaciuti gli aspetti sentimentali analizzati, la differenza tra amore umano e immortale (anche se l'angioletto è un filo presuntuoso), i problemi nei rapporti tra fratelli, il sacrificio per amore (cosa che in genere invece non apprezzo molto. Ebbene sì, sono più fan dell'amore egoista). I nemici alla fine non si sono rivelati all'altezza delle aspettative maturate nel corso del libro, ma il fulcro centrale della storia è l'amore, non la battaglia.
Lo so che ripeto ad ogni recensione che non sopporto le saghe e che mi piace che i libri siano finiti, ma per una volta faccio la bastiancontraria: anche se il racconto è concluso, a me non spiacerebbe leggere un seguito, magari con la famosa Apocalisse. Oppure un extra, tipo la storia di Noah e Selene, o una bella battaglia tra i due arcangeli capo, sia quella passata che una, eventualmente, futura.
Anche se prima non ne ho parlato una cosa che mi ha fatto davvero amare questo libro, è la spinta alle tante riflessioni che offre: non solo sull'amore, ma anche sul credere alle favole e ai propri sogni, al fatto che spesso non ci accorgiamo di chi si preoccupa di noi concentrandoci invece su persone inutili e vuote, su quanto i rapporti possano essere delicati e complicati e su quanto spesso li roviniamo facendoci sviare da rancori e cattivi sentimenti. 'Niente è pesante per chi ha le ali', e il racconto secondo me, vuole anche essere un invito a trovare le proprie. Ali che tutti possiamo avere e che renderebbero la nostra vita più leggera. E' che non è facile trovarle e vederle una volta trovate. Io le mie le ho trovate, ma vi assicuro che è facilissimo dimenticarsele da qualche parte e non sempre le ritrovo così in fretta come vorrei. Ma mi sto dilungando su cose che non riguardano il libro per cui chiudo.
A inizio recensione vi parlavo di un appunto positivo. Eccolo qui: nonostante io abbia accennato all'inesperienza dell'autrice, avendo letto i due romanzi di Barbara Schaer in tempi così ravvicinati, ho potuto apprezzarne a pieno la maturazione. Non ho confronto le due storie (in trama, personaggi, ambientazione), ma a livello di scrittura lo stile migliora decisamente acquisendo sicurezza e anche un filo di sfacciataggine che non può che far piacere e far sperare in futuri lavori coinvolgenti ed entusiasmanti.
Voto: 8/10

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